LA PSICOLOGIA DEL DENARO (psicopatologia della ricchezza) e la dittatura del debito - di Giuseppe Turrisi

#Moneta #PsicologiaDelDenaro
#GiuseppeTurrisi #AccademiadDellaLibertà

Pasted image 20260410152829.png


LA PSICOLOGIA DEL DENARO

(psicopatologia della ricchezza) e la dittatura del debito

Lettere inviate e ricevute Paolo D'Arpini 27 agosto 2011

Important

Da notare la data della Pubblicazione !

La psicologia del denaro. Ricchezza e qualità della vita (Nuovi equilibri) di Rüdiger Dahlke e M. T. Pozzi, Psicologia del denaro di Georg Simmel.


Partendo da questi due libri, si può tentare di fare una proiezione ed evoluzione parlando della “psicologia del debito”.

Però prima di inoltrarmi nelle mie riflessioni in merito devo dire che al momento ci sono gli ebrei ed in parte anche i musulmani che si stanno facendo grandi risate sulla stupidità del mondo “capitalistico”. Tutta la finanza (quella che conta) infatti è travagliata, con studi, analisi e contro analisi, dubbi, intere università, schiere di specialisti e sofisticati software, potenti computer, economisti di tutto il mondo, ecc, intenti nel risolvere le crisi e continuano a non comprendere la causa di tutto.

Se a un bambino di cinque anni gli si chiede si può restituire una cosa che non esiste? Credo che sappia rispondere. Naturalmente i saggi sanno quali sono le cause e sono solo due: “avidità” e “interesse”.

L’avidità Dante la classifica come uno dei vizi capitali ed è una caratteristica insita della natura umana personale, l’interesse invece è una regolamentazione esterna all’uomo di carattere sociale che si può esercitare gli uni sugli altri, solo se esiste una collettività, per creare un alibi all’avidità personale. L’avidità è la parte personale e soggettiva, l’interesse è la parte sociale e oggettiva della stessa avidità di ciascuno ma nascosta dal fatto che è accettata da “tutti” (una cosa che vogliono tutti diventa buona per definizione). L’avidità è il virus, l’interesse è la malattia.

Sia nel corano, sia nel pentateuco e poi nel vangelo la risposta c’è già tutto. Questi testi (oltre al valore spirituale che contengono) hanno in sé delle leggi di carattere antropologico, economico e sociale che, anche fossero solo di saggezza umana, indicano chiaramente e con molti anni in anticipo quale è la soluzione.

L’interesse è il padre dell’usura, già ho scritto tante volte, l’irrazionalità di questo assioma, accettato supinamente e silenziosamente da tutti (tranne che dagli ebrei e da alcuni musulmani). Inoltre i popoli (gentili) sono programmati massivamente a non mettere minimamente in discussione un concetto assolutamente irrazionale ed illogico (ingegneria del consenso).

A chiunque faccio la domanda, non sa rispondermi se non solo: “è così e basta”. Come mai per alcuni reati esiste la totalità, (o ci sono, o non ci sono) mentre per l’usura c’è la percentuale? Se uno ruba il 12,9% o il 100% di frutta è sempre furto e lui è un ladro, se si percuote una persona è violenza e basta non c’è una percentuale; paradossalmente è contro ogni logica, l’interesse è “legale” fino al 12,9% oltre diventa usura, come ho detto tante volte o è sempre usura o non lo è mai, “non esistono i reati in percentuale”, l’interesse è sempre usura anche il più infinitesimale.

Forse fra cento anni, diranno: “però quelli di albamediterranea lo avevano sempre scritto in tutti i modi”.

Citando Artur Schopenhauer:

“per prima cosa le idee nuove vengono ridicolizzate, poi combattute, per poi diventare qualcosa di assolutamente ordinario”;

al momento credo che siamo tra prima e la seconda fase. La cosa bella è che non è neanche una idea nuova, ma vecchia come l’uomo, solo che il furbo (poi diventato speculatore) ha fatto sempre in modo di portare avanti la sua missione di “avidità” che ha fatto evolvere in interesse.

I cristiani (di cultura almeno) agli inizi (mettevano in comune i loro beni...) avevano incominciato a non praticare gli interessi come gli ebrei, (una forma primordiale di comunismo se la vogliamo dire grossa). Gli stessi Templari, cavalieri di Cristo, quindi di cultura cristiana, non applicavano gli interessi nei loro prestiti, ma solo “commissioni”; c’è qualche teoria che sostiene che uno dei motivi del loro scioglimento e annientamento sta proprio nel fatto che erano diventati un potere finanziario molto forte, e il popolo li preferiva, ai banchieri classici tradizionali, proprio perché non applicavano interessi ma solo commissioni fisse.

Quando si parla di un problema di cui si conosce già la soluzione significa che il problema non esiste. Invece il problema rimane perché non si vuole accettare la soluzione. La soluzione non la si vuole accettare semplicemente perché accettandola si rinuncia al 50% dell’economia mondiale, e quindi anche al potere strettamente correlato. (questa economia poi non solo è perfettamente inutile perché non serve all’uomo ma solo al sistema per generare interessi e potere, ma addirittura crea altri problemi di ordine ecologico ambientale e sociale).

Ma vediamo alcuni riferimenti EBRAISMO (Comune anche al CRISTIANESIMO) TORAH” (Pentateuco):

CRISTIANESIMO - Vangelo di Luca 6-34 / 35:

ISLAM:

FILOSOFIA CLASSICA:

I ROMANI:

PIO XI:

Le citazioni poi potrebbero continuare addirittura nel paradosso di alcuni aforismi pronunciati dai Frasi storiche una per tutti:

Questa lunga premessa è stata necessaria al fine di ridurre il corpo dell’articolo in poche battute. Spesso le soluzioni ai macrosistemi dipendono da osservazioni banali. Le cose ovvie però disturbano la nostra supponenza intellettuale e rifiutiamo di accettare che la soluzione sia quella più ovvia, non è possibile cerchiamo per forza un algoritmo impossibile per giustificare la nostra presunzione.

“Nel mondo c’è sempre stato chi lavora e chi invece vuole campare sul lavoro degli altri”. Su questa semplice frase si sono scritte biblioteche intere dalla Bibbia a Marx, tutto solo per capire se era giusto o meno che qualcuno vivesse sulle spalle di un altro. Allo stesso tempo l’intellighenzia delle comunità di qualunque tipo si sono da sempre organizzate in modo che la collettività aiutasse il singolo ed il singolo compartecipava alla collettività, ma quasi sempre questo principio antropologico e poi sociale (democratico) è diventato una sovrastruttura “legale e consolidata” che attraverso “enti” (come lo Stato) vuoti di contenuto umano (G. Auriti) al fine di creare una separazione.

La separazione serve proprio a creare delle elite (oggi le chiamano caste) che (con la scusa della organizzazione e gestione della collettività) di fatto vivono sulle spalle degli altri. Naturalmente siamo all’aberrazione del principio, poiché nella avidità incombe un altro parametro, “non si ha mai il senso della misura”.

Qualunque sistema deve servire l’uomo, quando l’uomo diventa servo del sistema significa che siamo all’aberrazione e alla distruzione. Il sistema debito è un’aberrazione infatti l’uomo è costretto a lavorare per il sistema debito che lo sta distruggendo.

Per cominciare a capire quindi il fenomeno “avidità” e “interesse” è necessario comprendere il comportamento umano con il lavoro, la fatica e la responsabilità, da cui dipende la psicologia che si ha con la gestione del valore e quindi la psicologia del denaro. Nell’era della pietra l’avidità aveva un senso per la sopravvivenza: il cervo che ho cacciato è solo mio e per la mia famiglia. Ma poi è rimasta nel DNA: oggi con iperproduzioni l’avidità non ha più senso se non inserita nel contesto dell’interesse per dominare il mondo da parte dei furbi.

Comprendere la parte psicologia del rapporto che si ha con il denaro, ci fa comprendere il potere che si ha con questo. Se dipendiamo dal denaro, se lo consideriamo uno strumento, se lo consideriamo la soluzione ad ogni problema, se ci aiuta a vivere, che posto ha nella nostra scala dei valori. Con l’induzione della paura, e la sempre più inconsistenza dello stato come strumento per la difesa e la determinazione dei propri cittadini, la persona ha spostato tutta la sua attenzione su qualcosa che per eccellenza rappresenta la soluzione della speranza ossia il denaro. Il denaro è uno degli strumenti in cui conservare valore al fine di prevederne beneficio nel futuro.

Quindi vi è, oltre all’avidità naturale, anche una avidità indotta di “accaparramento” di “potenziale sicurezza futura” che nella società dove vige la “dittatura del debito” è posta nel denaro. Quindi il denaro diventa una ricerca soggettiva ma anche una imposizione oggettiva del sistema (monetizzazione della vita).

La soluzione quindi oltre che giuridica (proprietà del valore), economica (nuove economie locali e reali) deve essere ricercata anche su tanti altri fronti tra cui quello sociologico e psicologico poiché la moneta rappresenta sia valore individuale, sia valore collettivo in quanto ogni singolo appartiene alla collettività. Il rapporto con il denaro quindi dovrà essere considerato un “comportamento” a cui bisognerà educarsi seriamente e psicologicamente; l’educazione all’economia dovrebbe essere iniziata alle elementari per tutti poiché tutti utilizziamo il denaro.

Il denaro è un “rapporto con il nostro futuro”, un “collegamento con il futuro” (N. Galloni) ci dà la previsione di un “futuro sicuro”, questo in parte è vero, ma tale funzione deve essere progettata e “gestita” da un Stato sovrano che guarda i suoi cittadini e giammai da un “libero mercato” senza regole a moneta debito che invece impone agli stati la sua politica di tagli. (BCE su Europa e FED in America FMI sul mondo).

Il sistema (sociologia degli acquisti, MARKETING, pubblicità, PNL, ecc) poi induce il bisogno di denaro in maniera crescente, che sistematicamente fa anche mancare dal mercato con diversi meccanismi, tasse, ritardi nei pagamenti, così che tutti poi rincorrono in qualsiasi modo il denaro (tripli lavori, furti, truffe, giochi, azzardo, prostituzione, nero, sfruttamento, ecc) rovinando ancora di più la dignità umana ed ogni parvenza di etica. Se si pensasse che in certe parti del mondo il denaro non serve si ripenserebbe ad una “economia dell’uomo” (antropocrazia) e non ad una “economia del denaro” (finanza e turbo finanza).

La cultura cambia il mondo, la conoscenza cambia il mondo, le idee lo trasformano e le idee agiscono nella psiche e creano comportamento. Nella cultura della gestione del valore abbiamo troppo delegato al sistema: è ora di ritirare le deleghe e di riprenderci la responsabilità del fare, e non del far fare. Il non voler accettare la nostra avidità personale di fatto ci fa accettare l’economia dell’interesse che è l’espressione “matematica” sociale legalizzata del “furbo avido che vuol vivere del lavoro altrui”. La democrazia è l’alibi perfetto per l’economia dell’interesse ma le due cose come spero di aver descritto sono su strade opposte. L’economia reale che resta e che nessuno ruba si può ottenere solo con moneta sovrana, diversamente con la dittatura del debito ogni economia verrà erosa dall’interesse applicato dal sistema che trasferisce ricchezza da chi la produce (lavoratori) a chi specula (furbi).

Vi ricordate quando il nonno ci dava la paghetta o lo zio ci dava qualche soldo e noi lo si metteva da parte per raggiungere la cifra che ci permetteva di comprare qualcosa: ecco quella era l’economia del credito, oggi ci faremo fare un prestito senza problemi. L’economia del credito resta, l’economia del debito va via con la moneta che l’ha generata (più gli interessi per i parassiti).

C’è un buco nella diga di 5 cm.... e ci stiamo preoccupando tutti di questo (raffreddore: “leggasi” gestione delle briciole che ci lasciano con tagli e contro tagli a danno del popolo e dello stato), poco più in là c’è una falla di 55 chilometri, che non vuole vedere nessuno (metastasi e cancro: “leggasi” mega interessi da pagare ai banchieri che illegittimamente si sono impossessati della sovranità dell’emissione monetaria con la complicità dei politici loro camerieri, che portano all’esproprio dei beni patrimoniali statali e poi anche privati).....

Buona dignità a tutti.

Giuseppe Turrisi