N. 175 Conosciamoli Meglio - Dott. Japhari Singh Aiese - Appunti A.C

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Important

Voglio introdurre questo video dicendo solo una cosa:
Una delle interviste più belle, liberatorie, meditative che abbia mai ascoltato.
Un grazie pieno d'amore a Daniela Cremoni e Japhari Singh Aiese.

Sento il dovere esserico nel mettere la cassa di risonanza a questo bellissimo incontro.

Important

Questi sono solo appunti, e contengono anche errori e/o mancanze.
Questi appunti saranno sicuramente aggionati.
Ma ci tengo a condividere alcune parti toccanti.
Vi invito ad ascoltare tutta l'intervista e a viverla.


Quote

Non pensiamo che sia un modello alternativo, è un modello coerente a tutto quello che mi hanno insegnato :
"La malattia non esiste, esistono le persone, i sintomi. Se voi parlate di malattia davanti ad un paziente lo fate ammalare di più. Dovete solo stare al suo capezzale e dargli felicità."

Film Consigliato : Giuseppe Moscati - L'amore che guarisce
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Io studiavo per imparare questa è stata la mia forza e il mio vantaggio soprattutto la mia grande fortuna

[Daniela Cremoni]
Sei stato anche un po' fortunato coi docenti perché è vero che l'Università serve Ma se poi serve per farti perdere la direzione....

[Japhari Singh Aiese]
Sono stato fortunato nel non avere genitori che volevano che mi laureassi in medicina, purtroppo gran parte dei miei colleghi hanno avevano già la strada segnata, io figlio di impiegato e di una professoressa di storia e filosofia mangiavo pane e Giordano Bruno pane e Socrate a pranzo e a cena tutto mi veniva in mente tranne che farmi raccomandare ad un esame oppure studiare per laurearmi.

Io studiavo per imparare, questa è stata la mia forza e il mio vantaggio soprattutto la mia grande fortuna.


Il declino della revisione scientifica e il caso Cochrane

In quel tempo, il professore di epidemiologia... professore Attena, 30 anni fa, mi diceva:

"Guarda Pasquà, che le pubblicazioni scientifiche sono una schifezza; giusto il 3/4% possiamo tenerle in considerazione."

E parliamo degli anni '90, quando esisteva ancora la Cochrane, che era un'organizzazione formata da peer review indipendenti che facevano studi corti, studi seri, che ancora hanno una validità — almeno fino al 2016 avevano la loro validità. Poi, nel 2016, la Cochrane è stata esautorata da una certa fondazione, di quel Bill... la Bill e Melinda Gates Foundation.


La scienza come dubbio: tra dogma e metodo socratico

Una pubblicazione scientifica è scientifica se ci sono degli errori.
Se non riusciamo a trovare nessun errore, e se siamo obbligati a non poter trovare alcun errore, è un dogma: è un trattato religioso.

Invece l'epidemiologo cerca l'errore della pubblicazione; e non è perché si è complottisti, è perché si è scientifici, e da quell'errore si impara. Da quell'errore si impara a fare qualcosa di meglio, perché la scienza è un fenomeno evoluto ad evolutivo; è un fenomeno dinamico, è un fenomeno che è basato sul dubbio, non sulla certezza.

Quel "So di non sapere" è la più grande opera scientifica che un certo Socrate disse un po' di tempo fa; ma anche a lui diedero la cicuta, perché dava fastidio.
So che rompeva le scatole a tutti.


La sfida esistenziale e il destino

Il mondo è sempre stato così, non è che oggi siamo arrivati ad una degenerazione. La sfida tra il bene e il male è quello che ci mantiene in vita e ci permette anche di essere o in abominio o in onore. E poi c'è un destino che accompagna; non è che possiamo pretendere troppo ne da noi stessi ne dagli altri.


Il significato profondo di "Paziente" e il ruolo del terapeuta

Non si tratta di fare medicine migliori delle altre. Le medicine che funzionano sono quelle che fanno sentire chi sta usando quel tipo di trattamento al sicuro; lo fanno sentire a casa, lo fanno sentire accudito, se ha bisogno di accudimento.

Le leggi biologiche, la sistemica, richiedono un passo un pochino forse più importante, che è quello di uscire da quel loop di essere assistiti. Chi è assistito, generalmente, è incapace di intendere e di volere. Bisogna invece prendersi delle responsabilità e soprattutto di pazientare, perché il termine "paziente" è il termine più bello che sia mai stato inventato e creato nel mondo della medicina: il paziente è colui che è paziente in attesa di stare meglio.

E chi fa il terapeuta, il medico, deve essere un facilitatore: deve aiutare il paziente a pazientare meglio. Perché fondamentalmente — e questa è una cosa difficile da far capire, soprattutto a chi è molto legato sentimentalmente — considerate che io ho insegnato omeopatia negli anni '90, ho studiato medicina cinese, ho praticato Kundalini Yoga (lo insegno, fondamentalmente)... i processi guariscono nonostante il nostro intervento.


L'autoguarigione e la semplificazione della cura

Perché l'autoguarigione è un dato di fatto. La malattia è già guarigione, se permettiamo al corpo di fare il suo lavoro senza ostacolarlo. Quindi il compito del terapeuta, del medico, e non ostacolare le risorse già insite.

Poi, se c'è da prendersi un medicamento che raffreddi il corpo o che lo riscaldi — perché i sintomi sono o caldi o freddi, Yin e Yang — non ci sono troppe sottigliezze da dire.

La somma massima, diceva il grande Mezzogiorno, il mio professore di anatomia e di semeiotica medica dopo la laurea... Se date più di un farmaco (lo diceva in napoletano, lui parlava in greco antico, eh, non ve lo dico in napoletano perché diceva pure qualche brutta parola), ma diceva che se date più di un farmaco non avete capito niente. Un farmaco basta per far sentire meglio il paziente. Lo diceva un professore universitario che è un grande professore universitario, non uno così, non un raccomandato messo lì apposta dalla politica che è andata via via degenerando; a degenerare anche tutto quel grande sistema in onore che è stata la facoltà di medicina, perché la facoltà di medicina nasce con dei principi completamente diversi da quelli a cui poi siamo arrivati negli ultimi 30 o 40 anni.


L'Intelligenza Artificiale e il rapporto umano

[Daniela Cremoni]
Speriamo che cambi qualcosa, o che magari con questi corsi nuovi, anche con la scuola che fate di scienze biosistemi e altri insegnanti che comunque cercano di svegliare un attimo, qualche laureando diventi curioso e non si accontenti di quello che studia all'università. Anche perché io sono dell'idea che, altrimenti, verranno sostituiti dall'intelligenza artificiale.

Perché quando ti limiti a dare un farmaco per un sintomo, lo può fare tranquillamente anche un computer.

[Japhari Singh Aiese]
Ma cara Daniela, l'intelligenza artificiale esiste già: questi medici ragionano già in maniera stereotipata, non hanno voglia di applicarsi troppo.

Stamattina parlavo con un vecchio amico settantenne che aggiusta ancora quelle auto antiche, la 500, quella Topolino. Ho detto: "Ma devi insegnare ai giovani questa arte!". Eh, i giovani... quelli vanno di fretta, devono fare il gioco sul tablet, devono fare quella... cioè, c'è un mondo virtuale che è già intelligenza artificiale. Imparare la medicina attraverso questi sistemi che noi stiamo cercando di utilizzare "in onore" non è la stessa cosa che stare a contatto con la persona e capire tanti altri aspetti di cui parliamo noi.

Questi aspetti sistemici a cui noi diamo un'enfasi particolare, 100 anni fa San Giuseppe Moscati le persone le curava così: con la rassicurazione e il convincimento. Era un rapporto umano, un rapporto di amore, non era un farmaco.


Libertà, Potere e Conflitti Biologici

Ovviamente, già allora Giuseppe Moscati aveva tutti quanti contro, perché chi esercitava potere... Sono due livelli: libertà e potere, amore e odio. Sono i quattro livelli, li possiamo anche rappresentare sugli assi cartesiani.
Se c'è troppo potere, non c'è libertà. Se c'è molta libertà, come faceva San Giuseppe Moscati, si può anche morire di tutta quella libertà, di quell'amore, perché significa innanzitutto lasciare liberi e non rendere schiave le persone che ti fanno una richiesta.

Oggi, anche con le medicine alternative, noi tendiamo un attimino a monopolizzare, a far credere che se prendi questa cosa ti salverai.

L'idea della medicina preventiva, che prendi un medicamento anche naturale per prevenire qualcosa, non è coerente. Perché se ti capita un conflitto biologico importante — significa perdere il lavoro, perdere il marito, perdere la moglie, un incidente, una sottrazione, un'esclusione, un omicidio, un furto — anche se fai il vegano, tu la botta la prendi lo stesso.
Anche se prendi l'omeopatia tutti i giorni per prevenire il cancro, tu comunque entri in un loop che prevede una risposta organica.
Se quella risposta organica non la conosci, non la comprendi, col cavolo che poi la curi con le medicine alternative! Anzi, se i medici (quelli là della mappa oncologica) sanno che tu ti curi con la medicina alternativa, un piccolo tumore te lo fanno diventare un cancro metastatico per convincerti a fare le cure, per stare in quella convenzione che è una convenzione commerciale.


La medicina come transazione e il diritto naturale

La medicina è diritto positivo: è una convenzione commerciale che viola la tua sovranità e viola anche la sovranità del medico. Perché il medico ti fa firmare rispetto a un protocollo che manco lui conosce e che neanche, ovviamente, tu sei tenuto a conoscere. Perché tu sei "assistito", non hai capacità di intendere e di volere nel momento in cui firmi quel protocollo: puoi tranquillamente morire e nessuno andrà in carcere. Se il medico invece non ti fa firmare quel protocollo, lui rischia.

Quindi, negli ospedali, da tantissimi anni non solo si falsificano le schede di dimissione ospedaliere (le SDO) — e io lo dico da professionista di igiene ospedaliera, ho fatto le ispezioni degli ospedali e abbiamo denunciato a suo tempo questi fenomeni — ma inoltre si fa medicina difensiva, perché tutti vogliono stare nel posto tranquillo.

La medicina è tutta una transazione commerciale e, nel diritto positivo, assolutamente schiavizzante.

Questo invece è il diritto naturale. Io dico queste cose da [Japhari Singh Aiese], come diplomatico e Ambasciatore di Pace del popolo di Madre Terra; e lo dico da medico, a tutela anche di Pasquale Aiese che da 30 anni cerca di fare il medico contadino.

Note

[Japhari Singh Aiese] amministra la finzione giuridica [Pascquale Aiese]

Il tempio divino e l'autodeterminazione

Oggi ognuno deve essere medico di se stesso. Il nostro corpo fisico è il nostro luogo di preghiera, io lo chiamo tempio Divino. Il numero 5 nella numerologia tantrica lo dobbiamo conoscere: solo in questo modo nessuno ce lo può poi espropriare e barattare, svendere... eh, altrimenti siamo schiavi.

Anche in autodeterminazione, la vera sovranità la guadagneremo solo quando comprenderemo con precisione tutto ciò che appartiene a quel binomio "salute"/"malattia", che è un binomio utilizzato per controllo sociale. È una cosa che diciamo da tantissimi anni.

Le radici familiari e la visione interiore

Quando onori mamma e papà riesci a stare in onore anche nei tuoi rapporti. Quando vedi che qualcosa si inclina con qualcuno, è perché ha toccato quel tasto, quella nota profonda che è qualcosa che ancora tenevi in sospeso con la tua famiglia d’origine.

Eh, guardarsi dentro è importante. Diceva Vaslavic: "Guardarsi dentro rende ciechi". Bisogna superare quella cecità e affrontare con altri sensi, perché abbiamo molti altri sensi oltre che la vista.

Il mistero della morte e il morire da vivi

Secondo te la morte è un qualcosa che è già predeterminato, oppure con il nostro libero arbitrio possiamo allungare e scorciare? Te, con tutti i pazienti che hai avuto, cosa pensi?

Siamo toccati. Il libero arbitrio è un’altra cosa di cui stavo parlando prima, e io ritengo a questo punto che quello che è successo in questi ultimi anni... più che libero arbitrio, più che capacità di scelta, io dico alle persone, ai tanti compagni, amici, fratelli, sorelle di cui mi circondo, che siamo tutti un po’ già "toccati".

Nei miei simboli d’amore ci sta San Michele Arcangelo; è un angelo di luce, un angelo guerriero, quindi siamo toccati un po’ a quel livello lì.

E la morte, sai, la morte è qualcosa che va affrontata con tanto onore. La cosa più importante è riuscire ad arrivare, riuscire a morire da vivi: è la cosa più difficile.

Più che occuparci della morte... tanto, come diceva nella Lettera sulla felicità, Epicuro diceva: perché preoccuparsi della morte? Tanto, quando saremo morti, non ci saranno più preoccupazioni. Ci preoccupiamo per un momento in cui non avremo più preoccupazioni; è strano, no, come cosa? In realtà viviamo la vita, e nel momento in cui tu vivi la vita pieno delle tue capacità, sicuramente morirai da vivo e sarà un grande successo.

Oggi, con la medicina preventiva, la gente muore molto tempo prima della morte fisica.

Il viaggio della vita e l'immortalità dell'essere

Vivere la vita intensamente e di arrivare, di riuscire... l'obiettivo comune è quello di morire da vivi. Vuol dire che sarà stato, è stato un viaggio, questo, molto interessante; e apre anche altri, altre strade.

Perché io sento che percepisco — e non è una cosa che la posso spiegare razionalmente — ma percepisco un livello di immortalità del nostro essere profondo.

La meditazione come sospensione e campo morfogenetico

Ma sai, per chi non riesce a meditare, per chi dice: "Eh, ma ho difficoltà a staccare la mente, a staccare i pensieri"

[Japhari Singh Aiese]
dice il grande Simone Venturini, il mio amico ex biblista, lui dice che il regno dei cieli è il campo morfogenetico. Noi in questo momento, attraverso questi scambi, abbiamo già aperto un campo morfogenetico. E quando rimani un po' così, in leggera costernazione biologica, stai già meditando. Quando non sei troppo sicura di quello che vuoi fare, stai già in uno spazio di meditazione.

L'eccesso di sicurezza è perdente; la totale incertezza che è anche un po' autistica, quella non va bene, ma stare un attimino sospesi senza scegliere necessariamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, è quello il campo di meditazione. Poi ci sono delle tecniche, e vanno fatte come sempre le tecniche giuste che non creino troppe forzature perché poi altrimenti stiamo meditando ma... che è? Cioè, non è quello. Si medita anche semplicemente guardando il cielo, guardando il mare. Io medito molto quando sto a mare: mi sento un puntino piccolo che comunque è il centro dell'universo, perché se l'universo è infinito tutti siamo il centro dell'universo. Possiamo esserlo in quel momento lì; semplicemente questa emozione è un'esperienza meditativa.

Poi esistono tante tecniche; quando facciamo i seminari in presenza con Sat Nam Rasayan, le costellazioni spirituali dove vediamo la verità del sintomo, noi facciamo tanta meditazione.

La musica a 432 Hz e lo Shunia

La musica è un bene universale. È un po' come suonare le corde di uno strumento: le corde vibrano, cioè non è che devi essere un grande musicista, il suono si esprime. Anzi, Dio ha creato una cosa stupenda tra le tante: che la musica è un po' come il discorso di Napoli, no? C'è quella barzelletta: Dio ha creato Napoli che è il posto più bello del mondo e poi dentro c'ha messi i napoletani, perché era un equilibrio, no? È lo stesso: ha creato la musica che è una cosa stupenda e poi l'ha data ai musicisti. Ha inventato anche i musicisti, che sono un po' come i medici, eh... perché sono pochi i musicisti che veramente suonano col cuore, sanno il significato della musica che è un bene universale.

Non è qualcosa che appartiene a chi la studia, la musica; la musica è un bene universale. Poi c'è anche chi la studia. Io c'ho un figliolo che studia questa materia al conservatorio, fa composizione applicata che per me è arabo, sebbene io strimpelli. Lui qua ha trovato pianoforte, chitarre, fisarmoniche, violoncelli... ma lui studia la musica, io strimpello. Però quella vibrazione mi emoziona e mi mette nello shunia, soprattutto se a 432 Hz.

Comunità, Verità e Sovranità

Dobbiamo fare imparare a guadagnare degli strumenti di sovranità dove riusciamo noi personalmente a verificare certe cose. Se non abbiamo l'opportunità, almeno comunicare con persone reali, vere, che conosci: cosa fa, di cosa vive, di cosa pensa, a chi ama, di chi si deve proteggere. Quando si è creata la comunità, allora in quella comunità coerente possono passare delle informazioni che tendono ad un'evoluzione comune; ma una comunità esterna che è proiettata, non sai quanto ti sta manipolando in quel momento.

Quindi io invito sempre tutti a lasciar perdere il "sentito dire", e nel mondo medico il "sentito dire" ammazza, ammazza in maniera così... letteralmente, realmente. Più che se vuoi una considerazione sulla morte ti posso dire che le persone che vivono di più — e questa è epidemiologia — le persone che vivono di più sono quelle che non vanno dal medico.